Il mattone risale

21 LUG 19
Ultimo aggiornamento: 00:12 | 22 LUG 19
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Dopo 12 anni di prezzi in discesa, nel primo semestre di quest’anno è stato registrato un primo lieve incremento dei valori di mercato delle abitazioni in Italia. Il dato è stato messo in evidenza da Nomisma nel suo ultimo Osservatorio in cui spiega che la fragilità del quadro economico non sta impedendo la risalita dopo la lunga parentesi recessiva. Questa dinamica si vede dall’incremento del numero di compravendite, dalla contrazione dei tempi di vendita, dagli sconti praticati e – per la prima volta – dalla timida risalita dei valori delle abitazioni usate. Numeri di Mariarosaria Marchesano.
5.700 miliardi
Il valore in euro della ricchezza reale delle famiglie registrata nel 2011.
5.200 miliardi
E’ l’ammontare della ricchezza reale delle famiglie registrata nel 2017 (ultimo dato disponibile) che si è ridotta proprio a causa del minor valore del patrimonio abitativo causato dalla crisi immobiliare.
85,3 per cento
E’ la percentuale ricoperta dalla componente abitativa (6.150 miliardi di euro) nel portafoglio degli investimenti in attività reali delle famiglie, seguita da investimenti in immobili non residenziali (679 miliardi) e terreni (258 miliardi).
+02 per cento
L’incremento dei prezzi registrato nella compravendita di abitazioni usate nel primo semestre 2019 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E’ il primo segno positivo registrato dal 2007.
691 mila
E’ il numero di compravendite di immobili registrato nel 2018, di cui la componente abitativa rappresenta l’84 per cento.
367.209
Il numero di abitazioni “compravendute” per le quali è stata chiesta l’agevolazione per la prima casa, dato che conferma il trend secondo cui in Italia ben oltre la metà degli immobili viene acquistata per essere destinata ad abitazione principale.
11 per cento
E’ l’incremento delle compravendite registrato nel corso del 2018 a Roma e a Milano, mentre Bologna e Genova hanno avuto tassi di espansione più elevati (15,2 per cento e 12,9 per cento). Più contenute le variazioni per Torino e Palermo (entrambe +2 per cento), mentre in due casi, Firenze e Napoli, il segno è negativo (-5,2 per cento e -1,3 per cento rispettivamente).